Il gioco d’azzardo italiano non è negativo

gioco azzardo non negativo

A Londra si terrà il Wrb -Symposium Responsible Gaming Innovation- dove si ritroverà il gotha del gioco e nel quale tutti gli operatori dovranno essere coinvolti nella responsabilità nel gioco, e questo a 360°, poiché solo con questo atteggiamento di assunzione di responsabilità gli addetti ai lavori e la relativa industria riusciranno a superare la “negatività” che circonda ancora oggi il mondo del gioco d’azzardo. Si dovrà riuscire a fare un “corpo unico” per raggiungere l’obbiettivo comune della cultura del gioco e della sua responsabilizzazione nell’affrontarlo, qualunque esso sia, dal più “piccolo” al più “grande ed impegnativo”.

É il parere del direttore commerciale di Gamevy, che si occupa di migliori casino online e che presiederà appunto questo prossimo simposio, poiché quella sarà appunto una delle occasioni più “ghiotte” per vedere raggruppati i più grossi “imprenditori di gioco” e sarà, quindi, più facilitato il compito di far comprendere e ricordare a tutti la vera necessità di assumersi la responsabilità personale della progettazione di un certo prodotto, della pubblicità relativa e di come si trattano i giocatori: modo che va oltre il rispettare semplicemente la legge che ne regolamenta la “sua vita”.

Tutte le aziende ed imprese presenti dovranno assumere “in proprio” questo specie di dictat individuale se si vuole veramente porre fine alla demonizzazione del gioco d’azzardo e di tutto ciò che vi gravita attorno. Tutti, e si sottolinea tutti, si dovranno preoccupare del gioco responsabile, altrimenti sarà “la fine” di un settore che sta finendo già alle corde e non si può, ovviamente, permettere che questo accada.

Il gioco responsabile deve essere compreso da tutti come gioco-divertimento ed intrattenimento. Ovviamente, è inutile dirlo, ogni cliente-giocatore “vuole” una grossa vincita, ma bisogna far capire che il gioco dovrebbe anche significare divertirsi anche quando non si vince: se non si riuscirà a far percepire questo concetto ci sarà sempre, in ogni parte del Globo, qualcuno che si “rovinerà con le proprie mani”, cercando di far guardare la Dea Bendata dalla sua parte, ovviamente riuscendovi pochissime volte e “rimettendoci quasi sempre salute e quattrini”.

Bisogna però anche uscire dallo stereotipo che il gioco “sia il male di tutti i mali” perché per la maggior parte delle persone il gioco è una delle tante “azioni od attività” che possono riempire una giornata normale e così deve essere. Invece, per una piccola percentuale di persone (ed ancora oggi sull’italico territorio si è in attesa di conoscerne la quantità esatta) il gioco smette di essere divertimento e diventa un problema ed a causa delle derive che questo può produrre, ogni singolo componente della filiera del gioco deve fare il massimo possibile per evitare che si creino dipendenze ed aiutare coloro che, purtroppo, si fanno “irretire” dall’idea maldestra di risolvere la loro vita quotidiana rincorrendo la Fortuna.

Sarebbe indispensabile ed interessante che l’industria del gioco smettesse di litigare e concordasse un approccio migliore per respingere quelle critiche al settore ludico che ancora oggi vengono proposte e costruire una sorta di volto sociale più costruttivo ed accettabile del gioco. Probabilmente, una maggiore collaborazione con un database europeo od almeno nazionale in modo che i clienti possano anche auto-escludersi da tutti i siti di gioco, potrebbe essere un buon inizio: nel simposio di WrB si dovrebbe parlare di questi temi e si dovrebbe far assumenre da tutti una visione commerciale e morale comunitaria.